Studi e percorsi danteschi | Nuova pubblicazione

 

«La ricorrenza di un centenario – scriveva il grande dantista americano Charles Singleton in occasione del settimo della nascita del poeta fiorentino – mi sembra un’occasione particolarmente adatta per fare l’inventario sia delle nostre deficienze nella comprensione e nell’esposizione della poesia di Dante, sia dei nostri positivi acquisti e dei progressi che abbiamo compiuto verso una più piena comprensione della sua opera».
È quanto ha inteso fare con questo volume, in occasione del settimo centenario della morte del grande poeta, l’Accademia Roveretana degli Agiati, spingendosi tuttavia oltre il perimetro del solo bilancio degli acquisti e dei progressi nell’esegesi dantesca cui accennava Singleton, e sollecitando ai propri soci e ad altri studiosi – non necessariamente accademici, ma dell’Accademia amici – un contributo «a piacere» sull’opera del più famoso fiorentino.
Ciascuno assecondando liberamente il proprio «piacere del testo» secondo l’ambito di competenza e di ricerca, sciolto da obblighi e da contenuti localistici, che pure legittimerebbero l’iniziativa alla luce di tanti precedenti culturali, storici, politici e persino di precise occorrenze geografiche (la presenza o il tanto discusso soggiorno dell’exul immeritus nel territorio «de l’Alpe che serra Lamagna», Inf., XX, 6), che la bibliografia regionale può vantare.

Ne è uscita una raccolta di saggi in parte nel solco della più robusta e concreta letteratura critica, in altra più eccentrici e inattesi rispetto alla canonica «lectura Dantis». Dove la parte regina, pur non trascurando altre opere qui comunque richiamate in più pagine, ha riguardato la Commedia, peraltro ovunque, in Italia e all’estero e complici i media audiovisivi, autentica star di questo centenario, capace di trascendere, come nessun altro testo dello scrittore, il proprio specifico strettamente letterario-ideologico, per riprodursi e per adattarsi con esiti felici ai più disparati contesti artistici e temporali. È una libertà che può concedersi solo ogni vero grande «classico», e in questo Dante trova l’unico suo uguale in Shakespeare.


A questo link la scheda del volume

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