Premio Claudio Groff, annunciati i vincitori della quarta edizione


Sono Alessia Ballinari per la traduzione letteraria e Anna Lanfranchi per la saggistica le vincitrici della quarta edizione del Premio Claudio Groff per la traduzione letteraria dal tedesco.
La giuria, composta da Margherita Carbonaro, Michele Sisto e Massimiliano De Villa, ha inoltre assegnato tre menzioni speciali per la sezione traduzione a Gaia Bartolesi, Flavia Pantanella, Debora Barattin e Matteo Pinna.

Il Premio, nato per valorizzare il lavoro dei traduttori e promuovere la conoscenza della letteratura di lingua tedesca attraverso la qualità e il valore delle sue traduzioni, si conferma un'occasione per riflettere sulla traduzione non soltanto come trasposizione linguistica, ma come pratica di mediazione culturale e spazio di incontro tra lingue, letterature e visioni del mondo.

La cerimonia di premiazione ha rappresentato un momento di condivisione e riflessione sul valore della traduzione letteraria. La lettura delle motivazioni della giuria e di brevi estratti delle opere premiate ha permesso al pubblico di approfondire le scelte traduttive e conoscere più da vicino il lavoro che rende possibile l'incontro tra culture letterarie differenti. A completare il programma, due approfondimenti dedicati alle molteplici sfide della traduzione letteraria e al dialogo tra autori, testi e interpretazioni. La partecipazione della Sindaca di Rovereto, Giulia Robol, ha testimoniato il forte legame delle istituzioni con un'iniziativa che celebra la traduzione non come semplice esercizio linguistico, ma come spazio d'incontro e dialogo tra mondi e culture differenti.

A seguire le motivazioni della giuria.

PREMIO PER LA TRADUZIONE LETTERARIA 

Alessia Ballinari
Hotel Bella Speranza (Hotel der Zuversicht), Michael Fehr, Edizioni Casagrande 2024

Alessia Ballinari è nata e cresciuta a Bellinzona. Dopo la laurea in lettere moderne all’Università di Bologna ha lavorato per un’agenzia di traduzione nel Regno Unito, e ha conseguito un master in editoria libraria presso la Fondazione Mondadori di Milano. Dal 2009 vive a Milano, dove lavora come editor di lingua tedesca presso Adelphi Edizioni. Per le Edizioni Casagrande ha tradotto Hotel der Zuversicht di Michael Fehr: Hotel Bella Speranza (2024). Al momento sta lavorando alla traduzione di una scelta di prose di Adelheid Duvanel.
Nella sua traduzione dei racconti di Hotel Bella Speranza, Alessia Ballinari ha saputo rendere con eccellenza il tono leggero, rapido e ritmato dell’originale. In testi in cui l’esatta misura e l’ironia sono essenziali, la traduttrice si è mossa con sicurezza offrendo al lettore una prosa incisiva e senza sbavature. All’esito ha contribuito anche la consulenza preziosa di Ada Vigliani, a conferma del fatto che il lavoro di traduzione può solo trarre vantaggio dal confronto e dalla riflessione condivisa. Alessia Ballinari opera anche in campo editoriale supervisionando la pubblicazione di traduzioni letterarie dal tedesco. Il premio a lei assegnato vuole essere anche un riconoscimento a questo suo impegno, e sottolineare l’importanza del dialogo e della cura puntuale rivolta alle traduzioni in ogni fase del percorso editoriale.

 

Le menzioni speciali | Sezione per la traduzione
In considerazione della qualità delle altre candidature pervenute, la Giuria ha ritenuto inoltre di assegnare, sempre nell’ambito della sezione per la traduzione, le seguenti tre menzioni:

  A Gaia Bartolesi, per Quello che non ricordiamo (Exòrma 2025), traduzione di Alles, was wir nicht erinnern di Christiane Hoffmann. Gaia Bartolesi restituisce con misura il tono intimo e insieme asciutto del libro, in cui il cammino dell’autrice sulle tracce della fuga paterna si intreccia alla ricostruzione di una memoria familiare reticente. La sua prosa, naturale e scorrevole, conserva il ritmo delle anafore e dei ritornelli ossessivi del padre, insieme alla precisione delle immagini. Notevole è anche la cura del plurilinguismo: i termini polacchi sono glossati con discrezione e la toponomastica, tedesca e polacca, è resa con coerenza. La giuria le attribuisce una menzione speciale per la sensibilità con cui ha saputo far risuonare in italiano una voce insieme privata e storica.

A Flavia Pantanella per Bugie su mia madre (L’Orma 2025), traduzione di Lügen über meine Mutter di Daniela Dröscher. Flavia Pantanella restituisce con naturalezza la doppia voce del romanzo, asciutta nel racconto dell’infanzia e più riflessiva nelle pagine al presente, in un italiano naturale e sempre credibile. Particolarmente riuscita è la soluzione adottata per il dialetto dell’Hunsrück per il quale la traduttrice ricorre a un parlato popolare e regionale che conserva il calore e la ruvidezza delle voci familiari. La giuria le attribuisce una menzione speciale per l’intelligenza e la coerenza con cui ha saputo trasporre in italiano un romanzo che ha nella lingua uno dei suoi temi.

A Debora Barattin e Matteo Pinna per Rosa Blanca (WoM Edizioni 2025), traduzione di Die weiße Rose di B. Traven. Debora Barattin e Matteo Pinna restituiscono con energia la prosa sarcastica e tagliente di uno dei grandi romanzi sullo sfruttamento petrolifero in Messico, in un italiano vivace e idiomatico che dà voce tanto alla brutalità dei magnati quanto alla dignità del mondo contadino. Con attenzione hanno conservato la lingua ibrida dell’originale, in cui l’inglese degli uomini del petrolio e lo spagnolo dell’hacienda si intrecciano al tedesco. In quanto co-fondatori di WoM Edizioni la giuria attribuisce loro una menzione speciale per l’ambizione del progetto e la vitalità con cui hanno riportato in italiano un classico della letteratura d’impegno.

 

PREMIO PER LA SAGGISTICA SULLA TRADUZIONE

Anna Lanfranchi
autrice di Translations and Copyright in the Italian Book Trade: Publishers, Agents, and the State (1900-1947), Palgrave 2024

Anna Lanfranchi, autrice di Translations and Copyright in the Italian Book Trade: Publishers, Agents, and the State (1900-1947) (Palgrave, 2024). Formatasi fra Milano e Manchester, Anna Lanfranchi coniuga il meglio di due tradizioni di studi, la scuola italiana di storia dell’editoria e quella britannica dei transcultural studies, innestandovi una rara competenza in materia giuridica. 
Il suo libro risponde a un’esigenza che la ricerca avvertiva da tempo: un’indagine sul quadro normativo del diritto di traduzione, dalla fine dell’Ottocento agli anni Sessanta del Novecento. Il capitolo dedicato alla Convenzione di Berna e alla legislazione che ne deriva è infatti la base per la discussione dei successivi casi di studio editoriali, che nell’insieme ricostruiscono una storia della traduzione in Italia dal punto di vista del diritto d’autore. La focalizzazione sulle traduzioni dalle letterature britannica e statunitense scelta è pienamente giustificata dal fatto che furono proprio quei paesi, e il Regno Unito in particolare, a imporre anche in Italia una professionalizzazione della traduzione fondata sul riconoscimento e sulla tutela dei diritti di proprietà sulle opere. La scelta assai persuasiva di analizzare i decenni fra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento come una campata unica e coerente le consente inoltre di sottrarsi a due tentazioni opposte: la mitizzazione del decennio delle traduzioni e l’enfasi eccessiva sulla censura fascista. Il libro, documentato con una ricchezza di fonti davvero rara, è inoltre scritto con rigore e chiarezza apprezzabili.


Da noi tutti le più vive congratulazioni! 

 
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